Statisticamente in media una persona dice tre bugie ogni 10 minuti di conversazione e vi assicuro che parlo di gente normale, non di chi mette bombe in una chiesa di un quartiere nero. (Cal Lightman – Lie to Me)

In quanti abbiamo guardato la serie “Lie To Me” sperando di affinare le nostre tecniche nello scovare chi mente? La delusione però arriva dal fatto che la serie è fondata solo in minima parte su assunti scientifici.

“Lie To Me” è infatti basata sull’idea che si possa individuare una persona che mente attraverso i segnali del corpo e trae origine dagli studi del dott. Paul Ekman che ha dedicato la vita allo studio della menzogna.

Purtroppo, il tentativo di applicare le tecniche viste nella serie Tv nella vita reale, non solo non porta ad identificare meglio chi mente, ma addirittura può peggiorare questa capacità.

Uno studio rivela come gli spettatori di “Lie To Me” fossero meno in grado di distinguere tra verità e bugia!!
E con l’audio? Come cambiano le cose? Con i podcast è possibile mentire via audio?

E’ possibile mentire via audio?

Nelle mie ricerche per comprendere gli effetti del podcast sugli ascoltatori e la percezione che questi hanno dei messaggi audio, mi sono imbattuta in una lezione di Alex Blumberg, il CEO di Gimlet Media.

Lui sostiene che la chiave del successo del podcast stia proprio nella percezione di sincerità del mezzo. Blumberg sostiene sia molto più difficile mentire e risultare credibili attraverso l’audio rispetto agli altri media.
E’ stato condotto uno studio per dimostrare quale fosse il media con cui era più facile veicolare messaggi falsi e lo racconta proprio lo stesso Blumberg:

So they had a fake story, and they put a fake in a newspaper, they put a fake story on TV, and they they put a fake story on radio. It’s the same fake story and then they gave it to a bunch of different people to look at. And then they asked people to tell whether it was true or not. The easiest the most people who were fooled, were the ones who were watching the television story. So it’s easiest to lie through TV. And they the people that were reading the story were a little bit more able to discern the lie. The people who were listening to it on audio, they had the easiest time determining whether it was true or not. Alex Blumberg, Gimlet Media.

Lo studio prevedeva di utilizzare una stessa fake story, ma di proporla al pubblico tramite tre media diversi: la carta stampata, la tv e la radio.
L’obiettivo era scoprire con quale media il pubblico poteva accorgersi che la storia era completamente inventata.

Il pubblico fu diviso in tre gruppi e ad un gruppo fu somministrata la fake story scritta su un giornale, per il secondo gruppo fu trasmessa in tv e per il terzo via radio.

Osservando i risultati dello studio si scopre come:

  1. Il pubblico esposto alla trasmissione della fake story in tv è stato ingannato più facilmente.
  2. la parte che l’ha letta su carta stampata ha performato un po’ meglio rispetto al precedente.
  3. quelli che l’hanno ascoltata via radio sono riusciti a capire molto più facilmente che si trattasse di un fake.

L’audio è il media più onesto

La vera forza dell’audio è che l’onestà arriva all’ascoltatore molto più facilmente rispetto ad altri media.
E questo a mio avviso è uno degli aspetti chiave.

Le implicazioni di ciò sono molteplici:

  1. la nostra storia, se raccontata col cuore, é percepita in tutta la sua autenticità;
  2. più credibilità per i nostri valori e per quelli del nostro brand;
  3. questa credibilità e autenticità si trasferirà più facilmente sui nostri prodotti raccontati via audio;
  4. maggiore responsabilità ed etica per i creatori di contenuti e gli audio giornalisti;
  5. zero spazio alla fuffa e ai relativi venditori di fuffa.

Il rapporto tra il podcaster e l’ascoltatore è basato sull’assoluta fiducia e tradire quel rapporto significa perderlo per sempre.

Quante volte, anche innocentemente, ci è capitato di registrare una frase, convinti di voler trasmettere una determinata intenzione e poi l’abbiamo riascoltata e ci siamo resi conto che stavamo comunicando un’intenzione completamente diversa?
Quindi è fondamentale, prima di accendere il microfono, allineare la nostra intenzione con le nostre parole, l’interno verso l’esterno.

Ricordiamoci che il microfono sente molto di più di quello che noi registriamo.

Qualcosa su di me

Sono un audio producer con una grande passione per i contenuti originali, le sfide e la sperimentazione. Creo branded podcast, serie audio, audiodocumentari ed amo esplorare nuovi format per brands e privati che vogliano raccontare la propria storia con musica e suoni.

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