Quali sono gli errori più comuni commessi nei podcast? Per scoprirlo ho analizzato tutti i 120 branded podcast aziendali pubblicati solo nel 2022.
Ho individuato 7 errori fatti dalle aziende, o da chi per queste ha realizzato il podcast, e ne ho parlato nel nuovo episodio Branded Podcast Italia. Senza fini polemici ho citato alcuni podcast che per uno o più motivi risultano molto difficili da trovare e quindi da ascoltare. Lo trovi qui:
Scopri quali sono gli errori che sono stati commessi nei podcast aziendali nel 2022 continuando la lettura dell’articolo.
Gli errori da non fare quando si pubblica un podcast
Come ogni anno dal 2019, ho pubblicato l’elenco completo di tutti i branded podcast usciti nel 2022 e…sono impazzita. Letteralmente! I podcast aziendali sono sempre più introvabili!!
Da podcast pubblicati solo sul sito web dell’azienda, alla scelta di titoli difficili da digitare e da ricordare. Da web series confuse per podcast, a podcast che sembrano più dei grandi spot pubblicitari.
Alcuni errori è probabile siano stati commessi volontariamente per via degli accordi presi tra le parti. Quindi sono a tutti gli effetti azioni volontarie, ma il risultato è sempre lo stesso: il podcast diventa impossibile da trovare.
E così facendo, si corre il rischio che il podcast generi molti meno ascolti.
Disclaimer doveroso: i titoli e i brand citati sono usati come esempio e senza nessun fine di polemica.
Ora passiamo agli errori nel branded podcast:
1. Pubblicare il podcast solo sul proprio sito web
I podcast pubblicati in questo modo, solo sul sito web dell’azienda, nella maggior parte dei casi sono totalmente introvabili!
Non esistono cataloghi ufficiali che elenchino tutti i nuovi podcast usciti, quindi le persone li cercano sulle piattaforme di ascolto: Spotify, Apple Podcasts ecc… I nuovi podcast non a caso, vengono trovati grazie alle classifiche, alle liste o alle playlist pubblicate da addetti del settore o da appassionati. Ad esempio, su questo blog sono presenti post dedicati a i migliori podcast del 2022 e un’intera sezione dedicata ai consigli d’ascolto.
Come faccio quindi a trovare tutti i branded podcast?
- Impostando l’alert su Google
- Iscrivendomi alle newsletter dei siti aziendali
- Leggendo gli ultimi comunicati stampa
E’ un sacco di lavoro e un sacco di tempo! Ma questo è il mio lavoro!
Non possiamo pretendere che gli ascoltatori facciano lo stesso!
Gli ascoltatori vanno sulle piattaforme di ascolto e digitano il nome del podcast o il nome del brand nella barra di ricerca e stop! A ciò bisogna aggiungere che, in molti casi, inserire nella barra di ricerca il nome del brand o il titolo del podcast non porta comunque a trovare gli episodi desiderati.
Quindi, se è già complicato per un ascoltatore trovare i podcast sulle piattaforme, come pensiamo che trovi quelli che non sono pubblicati nemmeno lì, ma solo sul sito web dell’azienda?
Non si trovano perché tanti brand non hanno ancora compreso che un podcast deve essere disponibile su quante più piattaforme possibili.
Un esempio su tutti? Il podcast di Poste Italiane dedicato all’Educazione Digitale non è presente sulle principali piattaforme (Spotify, Apple Podcast…) ma è possibile ascoltarlo solo collegandosi al sito web dell’azienda.
2. Nome dell’azienda non presente
Come abbiamo detto, un ascoltatore che vuole ascoltare un podcast aziendale, lo trova scrivendo il nome del brand nella barra di ricerca della piattaforma di ascolto. Ma spesso sotto il titolo del podcast, nello spazio dedicato all’autore, non troviamo il nome dell’azienda! Il nome dell’azienda è invece rimpiazzato dal nome di chi ha prodotto il podcast.
La scelta potrebbe essere dettata dagli accordi commerciali stipulati tra l’azienda e il produttore, tuttavia, così facendo, la ricerca del podcast diventa più difficile. L’ascoltatore vuole ascoltare il podcast del brand e cerca quel nome, non può sapere chi lo ha prodotto!!!
Ad esempio, Chora Media, in accordo con il brand, decide di riportare nel “Nome Autore” Chora stessa e non il nome dell’azienda. Ovviamente questo è oggetto di accordi con il brand e, sicuramente i podcast di Chora Media hanno notevole visibilità. Tuttavia, parlando strettamente dal punto di vista della ricerca e dell’ascoltatore, non si dà all’utente la possibilità di trovare un podcast inserendo come parola chiave il nome dell’azienda.
L’unico modo per trovarlo è inserendo il titolo, un’informazione più difficile da ricordare e da reperire rispetto al nome del brand.
3. Titoli “Impossibili”
Alcuni podcast hanno dei titoli molto complicati, talvolta impossibili da digitare e da ricordare.
Il podcast di SisalTipster si distingue per:
- Titolo
Lungo, complesso e, per questo motivo, illeggibile per chiunque utilizzi uno smartphone: “SisalTipster presenta Vamos! Esultanze che hanno fatto la storia del calcio”.
Sarebbe stato meglio un titolo breve, ad esempio: “Vamos! Esultanze che hanno fatto la storia del calcio”. Non ha senso mettere il nome del brand anche nel titolo dello show.
- Nome del canale
Il nome dell’autore inserito è: “SisalTipsterwww.instagram.com/sisaltipster”.
Non ha davvero nessun vantaggio inserire il riferimento alla pagina Instagram, la quale non è cliccabile, come non lo sono tutti i link inseriti nel riquadro dedicato al “nome dell’autore”.
Sarebbe stato più opportuno quindi inserire solo SisalTipster. La pagina Instagram invece è possibile renderla cliccabile inserendola nella descrizione della serie.
4. Confondere titolo del podcast, con il titolo dello show e con il titolo del canale
Oltre ai titoli impossibili, ai podcast che non nominano il brand, c’è anche chi confonde nome del canale, con il titolo dello show e il titolo del podcast!
Ne è un esempio il podcast dell’azienda Castrol che ha deciso di gestire il proprio podcast “Castrol on Air” disponibile in varie lingue: inglese, tedesco, italiano, polacco, spagnolo, rumeno, aprendo addirittura un canale (account) diverso per ognuno!!! E dando a ogni canale poi un nome diverso!
Ad esempio, su Spotify è possibile trovare “castrol-on-air-it”, castrol-on-air-pl (edizione polacca), “castrol-on-air-ro” (edizione rumena), mentre, l’edizione spagnola si chiama solamente “castrol-on-air”, (sì, usando anche il “trattino”!)
Sarebbe stato più corretto aprire un unico canale del brand, chiamato appunto Castrol, all’interno del quale creare tanti show, uno per lingua, chiamati ognuno con la desinenza della lingua utilizzata.
In compenso tutti gli show di ogni singolo canale creato si chiamano però allo stesso modo “Castrol on air”, generando ulteriore confusione col nome del canale, e generando quindi 6 show con lo stesso identico nome! Quindi il nome dell’account è uguale al nome dello show e in più è stato creato un account diverso per ogni lingua! E’ davvero molto molto confusa la situazione!
In questi casi, quando si realizzano podcast multilingue, il modo più semplice di procedere è:
- creare un solo account aziendale con il nome del brand
- creare poi i vari show, ognuno in una lingua diversa.
Non sapere dove inserire le informazioni contribuisce ad aumentare la confusione oltre che a rendere più difficoltosa la ricerca del podcast.
5. I podcast solo su YouTube
Non è raro trovare podcast pubblicati solo su YouTube, la nota piattaforma di contenuti video.
Ne sono un esempio, il podcast The LEGO Technic e il podcast di Reale Mutua, che in realtà è web series.
Pubblicare i podcast nelle piattaforme dedicate, venendo incontro alle abitudini dell’ascoltatore, è sicuramente vantaggioso rispetto a pubblicare gli show in piattaforme utilizzate principalmente da altre tipologie di utenti, i quali tendenzialmente utilizzano YouTube per guardare video e non per ascoltare i podcast. Inoltre, se realizziamo una web serie e la pubblichiamo su Youtube, non ha certo senso chiamarla podcast.
6. Rivolgersi a se stessi
Il sesto errore riguarda il contenuto del podcast. Troppo spesso ascoltiamo podcast autoreferenziali, podcast cioè che non mirano a instaurare un rapporto con gli ascoltatori ma puntano, fondamentalmente, a rendere noti i successi raggiunti da un brand.
Un esempio è il podcast di Google Cloud Italia. Ascoltandolo emerge come il prodotto realizzato assomigli più a un webinar, o a un lungo spot pubblicitario, che a un podcast.
7. Pubblicare tanti show da uno o due puntate l’uno
È corretto separare gli show quando trattano diversi argomenti.
Tuttavia, pubblicare tanti show da 1 o 2 puntate rende difficile per l’utente trovare tutti i podcast pubblicati dal medesimo brand o autore.
Ad esempio, Neri Pozza Editore ha pubblicato tre podcast diversi, da tre o quattro puntate ognuno tra cui Maledetta Sarajevo e Caro Pier Paolo.
Purtroppo sulle piattaforme non è facile trovare tutti gli show di uno stesso canale perchè non esiste, ad esempio su Spotify, una pagina dedicata ad ogni canale che raggruppa tutti gli show da esso prodotti. Quindi avere tantissimi show tutti brevi, va a discapito dell’ascoltatore, il quale, può trovare difficoltà a trovare tutti i podcast pubblicati dal medesimo editore.
Con show così brevi avrebbe senso raggrupparli tutti sotto il medesimo feed come accade per tanti show esteri, soprattutto negli Stati Uniti.
Errori da non fare nei podcast: le conclusioni
Gli errori commessi nei podcast citati in questo post, potrebbero, in alcuni casi, essere state azioni volontarie sulla base degli accordi presi tra il brand e il produttore degli show.
Quello che ho voluto mettere in evidenza, in conclusione, sono i soli errori procedurali che rendono difficile trovare un podcast, con l’obiettivo di fornire alcuni spunti utili a tutti coloro che operano nel settore.
Per saperne di più su questo e altri argomenti puoi dare un’occhiata alla pagina chi sono e come aiuto brand e agenzie a raccontare la propria storia attraverso parole, musica e suoni.
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