La bolla del podcasting sta scoppiando? Quali informazioni possiamo ricavare leggendo i bilanci delle società di produzione podcast? Quindi è vero? Eravamo nella bolla dei podcast? Ecco il mio pensiero sull’andamento del settore podcast.
Tra agosto e settembre le società di capitali sono tenute per legge a pubblicare i loro bilanci.
E quando questi bilanci vengono divulgati, molte aziende sono solite evidenziare su LinkedIn alcuni risultati raggiunti (ovviamente sempre e solo quelli positivi…)
Tuttavia, spesso si limitano a condividere solo alcune voci del bilancio, ignorandone altre. In particolare, viene spesso enfatizzato l’aumento del fatturato rispetto all’anno precedente.
Concentrarsi unicamente sul fatturato può risultare ingannevole, soprattutto se un’analisi approfondita del bilancio rivela che molte società di podcast stanno affrontando difficoltà finanziarie.
Quindi, la bolla del podcasting sta per scoppiare? Le società operanti in questo settore stanno attraversando una fase di crisi?
Ho affrontato il tema nell’episodio inaugurale della terza stagione di Brandend Podcast Italia.
L’opinione di Guia Soncini sul mercato podcast
Riguardo allo stato di salute del settore podcast, ci sono opinioni divergenti. Non mancano sostenitori, scettici ed esperti che per ora sospendono il giudizio.
Sull’argomento, ha fatto molto scalpore un articolo pubblicato su Linkiesta il 29 aprile 2023, scritto da Guia Soncini, intitolato: “Nessuno ascolta i podcast, ma titillano l’ego degli intellettuali nutriti con i sott’olio di mammà”.
È sufficiente una rapida lettura per rendersi conto di come Soncini non sia certo una sostenitrice dei podcast.
Personalmente, condivido solo parzialmente le sue opinioni. Ad esempio, condivido quando sottolinea che molti podcaster sono soliti autocelebrare i loro successi o quando evidenzia che essere in cima alle classifiche di Spotify non garantisce automaticamente opportunità o guadagni economici.
È anche vero che talvolta gli ascoltatori possono essere portati a idealizzare coloro che conducono i podcast, pensando che siano l’élite culturale.
Tuttavia, è discutibile affermare che “non si sa” chi siano gli ascoltatori dei podcast, e non vedo criticabile o malsano avere il desiderio, soprattutto in questo periodo, di realizzare un podcast.
Realizzare il proprio podcast ritengo sia un fenomeno normale, dato che si tratta di un media emergente che innegabilmente sta attirando l’interesse di molte persone e aziende.
La risposta di Pablo Trincia all’articolo
L’articolo ha scatenato reazioni sui social media, tra cui quella di Pablo Trincia, che, su Instagram, pur concordando sul fatto che molti podcast abbiano pochi ascolti e che il settore non sia ancora molto redditizio, ha criticato l’articolo per la mancanza di dati concreti e per la mancanza di riconoscimento verso i numerosi podcast di successo.
Trincia ha concluso che questo dimostra un’ignoranza nei confronti di un mondo nuovo e promettente, sottolineando che il problema principale non sono i podcast, ma la qualità del giornalismo presente in questo paese.
La mia opinione sul settore podcasting
Penso che la bolla del podcasting NON stia scoppiando, ma penso che il modello di business finora adottato abbia dimostrato di non essere sostenibile e di non avere quindi futuro.
Non sta scoppiando la bolla del podcasting in quanto tale, stanno scoppiando i modi di portare avanti questo mercato che sono tipici di altri mercati.
Il mercato del podcasting infatti ha cercato di posizionarsi proponendo un prodotto finito a prezzi elevati, con costi elevati per la produzione e per il personale coinvolto, replicando il modello di business proprio della televisione o della radio.
Che questo approccio non funzioni si evince dai bilanci delle società, e non è una questione legata alla pre-pandemia o alla post-pandemia; semplicemente alcuni bilanci non sono mai stati positivi negli anni. Bisogna cambiare qualcosa.
Come si evolve il settore del podcasting
A mio avviso, il podcasting è molto più simile al mondo di YouTube. Basta pensare ai costi relativamente bassi necessari per la produzione di contenuti sul “Tubo” e basta guardare ai tanti canali di successo che non dispongono certo di capitali elevati.
Sicuramente oggi ci sono società che investono molto in contenuti per YouTube, ma restano fedeli alla cultura della creator economy.
Ed è proprio questo che non viene ancora compreso dalle case di produzione podcast che continuano ad applicare vecchi modelli di business non idonei per il mercato attuale.
Quindi, non è la bolla del podcasting che sta scoppiando, ma è il modello di business a non essere più sostenibile e forse non lo è mai stato.
Il futuro del podcasting
Quello che vedo è un podcasting, dal punto di vista dei creator indipendenti, molto sano.
Attenzione, “molto sano” non vuol dire che tutti stiano guadagnando o che tutti abbiano deciso di diventare podcaster.
Sto dicendo che chi ha preso il podcasting come un lavoro anche se magari inizialmente era un hobby o un secondo lavoro, ad oggi ha creato un business che può andare avanti, ha creato società con dipendenti e ha soprattutto creato un lavoro che si può chiamare tale.
È chiaro che non è così per tutti, solo una piccola parte riesce, ma questo vale anche per YouTube, anche qui, sono pochi coloro che hanno creato un grande business su YouTube rispetto ai tanti che caricano video.
Il podcasting visto all’interno della creator economy funziona
Quello che mi sorprende è queste riflessioni non vengano comprese e si continui ad applicare vecchi modelli di business caratterizzati da elevati costi fissi che non ritengo giustificati.
I dati lo dimostrano, nonostante possa sembrare che il fatturato sia aumentato, spesso un aumento del fatturato non porta per forza a un aumento degli utili.
Dall’altra parte però non si può ignorare l’esistenza di modelli sostenibili replicati da molti podcaster indipendenti che hanno creato società e assunto dipendenti. Sono loro oggi che dovrebbero essere presi come punto di riferimento da chiunque voglia entrare nel settore.
Questo era il mio punto di vista sull’argomento. Fatemi sapere cosa ne pensate. Mi trovate su tutti i canali social, in particolare su Instagram!
Per ulteriori approfondimenti, consiglio di visitare la sezione dedicata alle webinar, dove sono presenti una vasta gamma di contenuti gratuiti disponibili.
In più invito a dare un’occhiata ai miei servizi di consulenza, a esplorare la sezione dedicata ai corsi e a seguirmi sui miei canali social Instagram, Facebook e LinkedIn







