Podcast per il Terzo settore, Imprese Sociali Non Profit e Fundraising – esempi e casi studio

Podcast per il Terzo settore, Imprese Sociali Non Profit e Fundraising

Come il podcasting può diventare lo strumento giusto per restituire dignità al terzo settore, alle imprese sociali e no profit? Come può il podcast per il terzo settore supportare donazioni e fundraising? Quali stereotipi e distorsioni hanno creato i media riguardo alle gravi disabilità e alle problematiche vissute da molte persone?
Partendo da un episodio che ho vissuto alcuni mesi fa, ho affrontato questi temi in una puntata del podcast presente su Branded Podcast Italia.

Il vero diritto tolto ad Andrea: essere sincero (…e stronzo) 

Qualche tempo fa ho conosciuto Andrea un ragazzo cieco di Roma. Era interessato a partecipare a uno dei miei corsi e voleva sapere se ci fossero dei problemi per via della sua condizione (che ovviamente non c’erano).

Mi ha proposto di vederci la sera prima dell’inizio del corso per discutere come conciliare le sue esigenze con le attività previste.

Durante la cena, Andrea mi ha raccontato come sia diventato cieco nel corso degli anni. In realtà, era nato vedente, ma a causa di una particolare patologia aveva perso progressivamente la vista. Da allora, naturalmente, la sua vita è cambiata. 

Forse non sono stata particolarmente sensibile, ma durante la cena gli ho chiesto: “Andrea, mi puoi dire cosa ti manca di più da quando hai perso la vista?” Lui mi ha guardato e ha risposto: “Ti dirò la verità, c’è una cosa che mi manca particolarmente da quando ho perso la vista: il diritto di essere stronzo.

Non era esattamente la risposta che mi aspettavo. Pensavo a risposte più romantiche e scontate come “il colore del tramonto” o “vedere l’erba verde”. In realtà, Andrea mi ha offerto una risposta profondamente autentica. 

La storia mi ha molto colpito. Ad Andrea sicuramente manca poter vedere il colore del tramonto o dell’erba ma le vere mancanze sono molto più profonde, così intime che sono lui può comprendere

In questo caso Andrea si sente privato di un diritto, quello di essere sé stesso, anche se esserlo può talvolta significare essere stronzi. 

Andrea ha spiegato il suo punto di vista: da quando è diventato cieco, le persone lo vedono come una persona buona per natura. Ma se un giorno si sveglia e si sente arrabbiato o irritabile, come capita a tutti, lui (Andrea) non può esprimerlo senza suscitare comprensione e giustificazione a causa della sua disabilità. Il cliché del “cieco sempre buono” è un’etichetta con cui deve convivere.

Come i media rappresentano la disabilità

Tutto ciò solleva una questione più ampia: quali sono le narrazioni sbagliate diffuse dai media sulle disabilità e sulle difficili condizioni sociali ed economiche vissute da molte persone? 

Pensate ai giornali che utilizzano immagini scioccanti o a Instagram, dove è comune pubblicare foto a impatto emotivo. Oppure pensate alla necessità dei video drammatici su YouTube. Si tratta di approcci sensazionalistici spesso distorcono la realtà.

Questi sono solo esempi, ma ce ne sono molti altri. Pensate all’immagine del bambino africano con una mosca sul volto. Perché non può essere rappresentato come un bambino normale? Questa costante associazione tra povertà e mosca crea una narrativa errata che limita il nostro modo di vedere.

Allo stesso modo, le persone disabili vengono spesso raffigurate come perenni bambini da coccolare, indipendentemente dall’età che abbiano raggiunto. Ciò ha contribuito a negare loro il diritto di crescere e svilupparsi come individui.

Il terzo settore fino ad oggi è stato costretto ad adeguarsi 

Le organizzazioni no-profit, spesso sono costrette a sottostare a queste narrazioni. Diversamente potrebbero incontrare difficoltà nel ottenere il sostegno finanziario necessario per garantirsi la sostenibilità.

Di contro però c’è che perpetuare una visione distorta del mondo, dove, ad esempio, i bambini africani sono spesso raffigurati come muti, con una mosca che “parla” per loro, impedisce di ascoltare direttamente le storie e le esperienze di queste persone.

Lo stesso principio si applica all’adulto in carrozzina, spesso raffigurato come un eterno bambino, senza la possibilità di crescere e svilupparsi come individuo o alle persone senza arti spesso idealizzate come supereroi.

Per quanto riguarda gli enti attivi nel terzo settore, è fondamentale decidere se abbracciare queste narrazioni o sfidarle. 

Sfidarle vuol dire venire incontro a chi come Andrea si vede privato del diritto di avere giorni no e di svegliarsi con il piede sbagliato senza essere guardato con occhi comprensivi e compassionevoli. 

Il podcasting rimette al centro il punto di vista delle persone 

Insomma, a mio avviso bisogna sempre tener presente che quando parliamo di persone disabili o in difficili condizioni di vita o economiche, sarebbe opportuno fare un passo indietro e dare spazio alle loro storie raccontate dalla loro prospettiva, perché solo loro possono veramente comunicare la realtà, che spesso è molto diversa da ciò che immaginiamo.

Quindi, cosa possiamo fare per correggere queste distorsioni? Possiamo sicuramente permettere ai protagonisti di parlare. Dobbiamo finalmente liberare le loro narrazioni, senza imprigionarli in gruppi che li identificano unicamente in base alle loro condizioni.

In questo contesto, il podcasting può essere un prezioso alleato. I podcast rimettono al centro la narrazione, eliminano la necessità di immagini scioccanti o di eroi superumani. 

Podcasting uno strumento efficace per il terzo settore

Gli ultimi dati di IPSOS, che indicano che 11,1 milioni di italiani ascoltano podcast ogni mese con un aumento degli ascoltatori tra i giovani e gli adulti. Anche le persone oltre i 55 anni stanno iniziando ad ascoltare podcast, rappresentando nuove fasce di pubblico che potrebbero essere difficili da raggiungere su altre piattaforme.

Questo è particolarmente rilevante perché ci consente di avvicinare il pubblico ai temi sociali. 

Con il podcast si riesce a raggiungere varie fasce di pubblico e sempre secondo la ricerca IPSOS l’81% delle persone che ascolta podcast si è dimostrato sensibile all’acquisto di prodotti da aziende socialmente responsabili.

Inoltre, il podcasting ci offre la possibilità di dedicare tempo alla narrazione. Il tempo per raccontare è un elemento cruciale che il mondo del non profit, del terzo settore e delle imprese sociali ha spesso trascurato. 

Solitamente, si ricorre a immagini scioccanti e brevi video su YouTube per attirare l’attenzione e ottenere sostegno finanziario. Ma quando disponiamo di 20-25 minuti per raccontare una storia, possiamo veramente approfondire ed esplorare il tema da molteplici prospettive.

Tutto ciò ci consente di affrontare una vasta gamma di problematiche, andando oltre il sensazionalismo. Non dobbiamo più limitarci a mostrare una mosca sul volto o a elogiare supereroi che compiono imprese straordinarie. 

In poche parole, possiamo restituire dignità al terzo settore, che finora ha dovuto adattarsi a metodi di narrazione più brevi e superficiali.

Lo strumento del poodcast in definitiva permette di trasmettere sincerità, di creare una connessione con il pubblico, grazie anche al tempo che si ha a disposizione.

Questo media ci offre l’opportunità di abbandonare il sensazionalismo e di concentrarci sulla costruzione di relazioni significative con il pubblico, trasformando gli ascoltatori in sostenitori e donatori ricorrenti.

Come attirare donazioni e creare coinvolgimento con il podcast? 

Potrebbe sorgere la domanda su come ottenere donazioni e coinvolgimento senza ricorrere al sensazionalismo, senza mostrare immagini scioccanti o senza utilizzare foto shock. 

Il podcasting, a differenza di altri mezzi, non si concentra principalmente sulla vendita immediata. Invece, si colloca in una fase precedente, contribuendo a creare consapevolezza e narrando i valori del marchio. 

Ciò che distingue il podcast è la relazione che crea e che altre piattaforme spesso non riescono a costruire.

Il podcasting non è solo uno strumento di comunicazione, ma un canale che guida gli ascoltatori lungo un percorso che va dalla semplice curiosità all’attivazione. 

Gli ascoltatori iniziano timidamente ad avvicinarsi al contenuto dell’ente o dell’associazione e, con il tempo, possono diventare donatori ricorrenti o sostenitori attivi.

La forza del podcasting risiede nella relazione che crea, non nel mezzo stesso. Secondo IPSOS, il 71% degli ascoltatori ricorda di aver ascoltato un messaggio pubblicitario o l’invito a compiere un azione (come donare o sostenere una campagna) divulgata in un podcast. 

Di questi, il 22% ha cercato ulteriori informazioni online, il 20% ha condiviso l’argomento con amici e conoscenti, e il 15% ha effettivamente donato o acquistato. 

Questi tassi di conversione dimostrano che il podcasting può portare a un coinvolgimento molto più profondo rispetto ad altri mezzi di comunicazione.

Esempi di podcast per il terzo settore 

Ecco alcuni esempi di approcci di podcasting nel terzo settore:

  • Greenpeace ha creato il podcast “GreenPizza,” coinvolgendo noti podcaster per discutere temi legati all’ambiente.
  • Save the Children ha lanciato “Save the Genitori,” in cui diverse coppie raccontano la vita di genitori di bambini disabili.
  • Generas Foundation ha prodotto una serie di podcast sulla scuola raccontati da membri interni dell’associazione.
  • Action Aid ha coinvolto il noto giornalista e scrittore Roberto Saviano nel podcast “Uguali.”

Questi esempi mostrano diverse modalità di narrazione, che possono includere podcaster esterni o membri interni dell’organizzazione. Il testimonial in particolare può anche essere un elemento efficace per coinvolgere il pubblico.

In sintesi, il podcasting offre molte opportunità al terzo settore. Fornisce una via per liberare la narrazione, rompendo con il passato e permettendo alle storie umane e autentiche di emergere. 

È un mezzo che può cambiare la percezione e aiutare a far comprendere meglio la vita nelle condizioni diverse da quelle proprie. Il terzo settore e il podcasting possono collaborare per raggiungere obiettivi comuni e cambiare il modo in cui il mondo vede e comprende le questioni sensibili.

Terzo settore e podcast un sodalizio dalle grandi opportunità 

Ci tenevo a esprimere la mia opinione sull’argomento. Penso infatti che ci sia un’enorme opportunità davanti a noi. Abbiamo la possibilità di cambiare la narrativa che finora non ha fatto giustizia alle categorie di persone che cerchiamo di aiutare.

Spesso, nel passato, la comunicazione si è basata su mezzi che hanno portato a una rappresentazione distorta delle persone coinvolte che non sempre riflette la realtà né da merito alle cause che intendiamo sostenere.

Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione al riguardo. Potete trovarmi su tutti i canali social, in particolare su Instagram
Per ulteriori approfondimenti, consiglio di visitare la sezione dedicata alle webinar, dove sono presenti una vasta gamma di contenuti gratuiti disponibili.
In più invito a dare un’occhiata ai miei servizi di consulenza, a esplorare la sezione dedicata ai corsi e a seguirmi sui miei canali social Instagram, Facebook e LinkedIn

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