Il successo dei podcast di attualità. Tratto da una puntata… personale

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Qual è la differenza tra un fatto e una storia? Ti è mai capitato di ascoltare una notizia in TV e pensare che l’evento raccontato potrebbe accadere anche a te?

Oggi condividerò un fatto personale accadutomi tempo fa che mi ha spinto a riflettere su come i media tradizionali stiano fallendo nel fornirci informazioni complete sui fatti di attualità. 

Al contrario, gli strumenti come i podcast, attraverso il racconto e la narrazione delle storie, riescono oggi a raccontare meglio i fatti non limitandosi alla semplice notizia.
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Perché i media tradizionali stanno fallendo

I media tradizionali (Tv, radio…) stanno fallendo perché al contrario dei podcast, ignorano la differenza cruciale che c’è tra informare e raccontare.

Informare è quando il telegiornale o un altro media dà una notizia in modo netto senza aggiungere altri elementi che potrebbero aiutare a capire e contestualizzare quanto accaduto. 

Questo tipo di informazione spesso crea forti distorsioni perché spinge le persone a formarsi una propria idea senza elementi sufficienti. Talvolta quest’idea viene anche riversata sui social e contribuisce ad alimentare odio e hate speech sulle piattaforme. 

Come invece rendere utile la narrazione dei fatti? Per una comprensione maggiore e, di conseguenza, far nascere anche un dialogo produttivo dovrebbe cambiare completamente il modo in cui una notizia viene divulgata. 

Il Caso “The Borderline”, gli YouTuber che hanno provocato il tragico incidente a Roma

Vi ricordate la storia dei quattro giovani YouTuber di Roma? Erano un gruppo di ragazzi che, per vincere una sfida su YouTube, avevano deciso di guidare un’auto per diverse ore consecutive. 

Purtroppo, a causa della stanchezza e della distrazione, ciò ha causato un grave incidente stradale.

La notizia ha attirato l’attenzione dei media perché l’incidente ha provocato feriti e, soprattutto, la tragica morte di un bambino. 

I media hanno enfatizzato il collegamento con YouTube e le challenge, indicandoli come la vera causa dell’incidente. Abbiamo sentito frasi come “La colpa è dei social – Chiudeteli”, “Fermate le challenge”, e “I giovani di oggi…”.

Ma è davvero utile presentare la notizia in questo modo? E se qualcuno coinvolto nella vicenda ci raccontasse la sua versione dei fatti? Comprendere meglio la situazione potrebbe offrirci una visione più completa degli eventi e delle responsabilità coinvolte. 

Forse dovremmo cercare di capire le motivazioni dietro le azioni di questi giovani, esaminare il contesto e trarne possibili lezioni anziché giudicare superficialmente.

Riflettere e discutere in modo costruttivo potrebbe contribuire a raggiungere un doppio obiettivo: informare sì, ma anche sensibilizzare su temi importanti come la sicurezza stradale, l’impatto dei social media sulla società e la crescita delle attuali generazioni.

Cosa succede quando qualcuno coinvolto ti racconta la sua Storia

Tempo fa, facevo la DJ in una discoteca. La mia prima serata di lavoro è stata segnata dall’arrivo di un ragazzo evidentemente molto conosciuto, sebbene io non lo conoscessi. Tutti si sono affrettati ad abbracciarlo e a salutarlo.

Curiosa di capire la ragione di quella calorosa accoglienza, mi sono avvicinata e gli ho chiesto spiegazioni. 

Mi ha raccontato di essere stato recentemente rilasciato dopo un periodo trascorso agli arresti domiciliari e in prigione a causa di un omicidio.

La sua storia mi ha molto colpito: in passato consumava sostanze stupefacenti, e una sera, nonostante le condizioni psicofisiche alterate, ha deciso di mettersi alla guida per raggiungere degli amici in paese. Durante il tragitto, si è reso conto di una fila di auto bloccate a causa di un incidente o per dei lavori in corso.

Senza riflettere, ha scelto di scavalcare la coda e sorpassare ad alta velocità le auto, non rendendosi conto però della presenza di una ragazza uscita dalla macchina per controllare la coda. 

L’ha investita in pieno trascinando il corpo sotto il veicolo fino all’arrivo al bar del paese.

Quando è giunto al bar, coperto di vetri e sangue, la macchina distrutta, e completamente ignaro di quanto avesse causato, i suoi amici hanno compreso la gravità della situazione e lo hanno convinto ad andare a denunciarsi, cosa che ha fatto. 

Da quel momento, la sua vita è cambiata irrimediabilmente.

Partecipando al processo, ha affrontato lo sguardo dei genitori della ragazza, il momento, mi racconta, in cui la sua vita è stata segnata per sempre. L’iter processuale e tutte le conseguenze, come si può immaginare, hanno segnato la sua intera esistenza. 

Perché i fatti dovrebbero spingere alla riflessione 

Non c’è differenza tra l’incidente causato dagli YouTuber e quello provocato da un giovane sotto l’effetto di sostanze alla guida. 

Entrambi gli eventi riguardano persone alla guida in un momento in cui non avrebbero dovuto trovarsi. 

La narrazione dei media tende, come abbiamo visto, a enfatizzare elementi minori, come una challenge su YouTube, senza approfondire la vera essenza della tragedia.

La mia riflessione, stimolata solo dal racconto del ragazzo in discoteca, mi ha portato a considerare quanto facilmente avrei potuto trovarmi al suo posto. 

Il suo racconto, in altre parole, mi ha fornito gli strumenti per comprendere questa vicenda. Mi sono resa conto di quante volte anch’io mi sia trovata al volante in condizioni non ottimali: stanchezza, distrazione o magari in preda allo sconforto o alla rabbia. 

Anche se non bevo alcol, ho riflettuto su come potrei facilmente trovarmi coinvolta in situazioni simili a quelle narrate dal ragazzo in discoteca.

Diversamente, un resoconto frammentato concentrato solo sui fatti, non spinge alla riflessione e manca di fornire elementi cruciali per mettere in guardia tutti sul fatto che basta un istante per vivere un evento capace di cambiare in modo irreparabile la nostra vita. 

È raccontando la storia, andando oltre i fatti, che probabilmente diventa più semplice rendersi conto dell’importanza di sospendere il giudizio e di non schierarsi senza indugio da una parte o dall’altra.

Le Conclusioni

In questo approfondimento ho riportato il perché, a mio avviso, i media tradizionali hanno completamente fallito. 

Narrare un fatto con l’obiettivo solo di informare non ci fornisce gli strumenti utili a comprendere le situazioni o a rendersi conto che, in molti casi, quanto accaduto poteva tranquillamente accadere a ognuno di noi.

Se avete ascoltato il podcast Dove nessuno guarda il caso di Elisa Claps di Pablo Trincia nell’ultima puntata, la sorella dell’assassino Danilo Restivo dice una cosa forte: 

Noi ci troviamo dalla parte sbagliata della storia e non c’è bisogno di avere un fratello che commette un omicidio per trovarsi da questa parte e lo abbiamo visto oggi.

Quindi usiamo i fatti e le storie per ottenere strumenti, non solo per fare informazione fine a sé stessa. Questo può contribuire a creare un mondo più comprensivo, più tollerante, più attento alla prevenzione e soprattutto un mondo meno arrabbiato che scarica tutto l’odio sui social.

Invito i lettori a condividere e a lasciarmi un loro commento sul podcast dedicato e presente su Spotify o sulle pagine social. Non dimenticate, infine, di seguirmi su Instagram, Facebook e LinkedIn, di dare un’occhiata ai miei servizi di consulenza e a esplorare la sezione dedicata ai corsi!

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