15 Cose che ho capito dopo 40 serie come Podcast Producer

40 serie podcast prodotte - Rossella Pivanti Branded Podcast

Realizzare 40 serie podcast per aziende, agenzie di comunicazione e per Storytel, mi ha spinto ad alcune considerazioni. Quali sono? 
Ne ho parlato in un episodio di Branded Podcast Italia che puoi anche leggere in questo post o che puoi ascoltare qui sotto se preferisci.

15 cose che ho imparato come Podcast Producer

Da cosa mi piace, all’importanza di seguire l’istinto. Dalle cose che non fanno per me, all’importanza di avere tante e diversificate competenze. 

Ecco la lista delle 15 cose che ho capito dopo 40 serie podcast. 

1. Sono 40 esperienze diverse: da tutte ho imparato qualcosa

Realizzare 40 serie come podcast producer vuol dire fare altrettante esperienze completamente diverse tra loro, nonostante la presenza di alcune serie simili negli argomenti o nel format. 

Ogni serie va scritta e ogni serie richiede quel pizzico d’inventiva necessario per risolvere i piccoli (o grandi) problemi che si presentano durante la fase di produzione. Insomma, ti servono un sacco di risorse.

2. Mi piace parlare con la gente e ascoltare le storie delle persone 

C’è un piccolo segreto che spinge le persone a raccontarmi le loro storie: mettermi in una situazione di ascolto assoluto. 

Mi siedo davanti alla persona, racconto qualcosa di me e subito dopo in silenzio ascolto per tutto il tempo necessario cosa ha da dirmi. 

Possono volerci alcune ore, o alcuni giorni. L’importante è creare un clima tale da portare la persona a raccogliere le idee e a condividerle. 

3. La fiction non fa per me

Nonostante ne abbia realizzate alcune, se devo scegliere, non mi entusiasma produrre (e ascoltare) podcast immaginari e frutto della fantasia. 

Mi sento distante dalla fiction e di conseguenza, quando ho la possibilità di scegliere, preferisco i podcast basati sulle storie vere

4. Fare i dialoghi è difficilissimo

Ne ho parlato anche nella puntata Backstage – Come scrivere i dialoghi di un podcast. I podcast in formato dialogo sono tra i più difficili da realizzare. Questi podcast che non vedono la presenza di un intervistatore e di un intervistato richiedono maggiori attenzioni rispetto ai podcast d’interviste

In particolare, la principale difficoltà consiste nel rendere la conversazione il più naturale possibile. 

5. Serve un mix di competenze 

Per realizzare un podcast è necessario avere più competenze. Non è sufficiente essere bravi scrittori o bravi fonici ma bisogna avere conoscenze e abilità in tanti altri ambiti. Ad esempio, bisogna sapere gestire: 

  • Il progetto podcast 
  • Il budget a disposizione 
  • I testi 
  • Le fasi di produzione e post montaggio 
  • La parte commerciale

Queste abilità sono essenziali per realizzare un podcast. Dimostrare di essere in grado di seguire un progetto a 360° è probabilmente il motivo principale che spinge le persone ad affidarmi la realizzazione del podcast. Se vuoi conoscere come sono riuscita a ottenere queste competenze così diverse, puoi leggere la mia storia, come sono diventata podcast producer.

6. Ho un valore al di sotto del quale non devo (e non voglio) andare. 

È giusto dare un valore a quel che si fa. Lavorare “per la gloria” non permette di pagare l’affitto e le bollette. Ma come ho dato un valore monetario al mio lavoro?  

È possibile basarsi sulle ore lavorate, oppure dare un prezzo al singolo progetto. In questo secondo caso però spesso arrivano richieste aggiuntive e cambiamenti che rendono difficile stimare un preventivo. 

Allora ho cambiato la prospettiva, chiedendomi di volta in volta qual è il valore che attribuisco al mio lavoro, al di là del progetto e delle ore lavorate. Questo è il metro di misura che utilizzo e che mi ha portato a dire di no a tanti progetti e accettare tanti altri. 

7. Mi piace variare: lavorare per i brands, per le agenzie di comunicazione e per Storytel 

Mi piace lavorare direttamente con le aziende e per le agenzie di comunicazione, soprattutto quando gestiscono loro i rapporti e le richieste dei clienti. Trovo stimolante e interessante anche la collaborazione con i podcast editoriali di Storytel. 

Con Storytel beneficio di maggiore libertà non essendoci una diretta finalità commerciale, c’è più margine di manovra per quanto riguarda la scelta della tipologia di podcast da produrre.

8. Quando lavori bene con qualcuno tienitelo stretto

Collaboro con diverse figure: clienti, fornitori, collaboratori. Con alcune l’esperienza è stata (ed è) positiva, con altre è stata negativa. Come in ogni cosa nella vita.

Da queste relazioni ho imparato quanto sia importante tenersi stretti tutti coloro con cui ci si trova meglio. 

9. Devo seguire il mio istinto

Spesso è l’istinto a suggerire le migliori decisioni da prendere. In passato tendevo a metterlo da parte nella convinzione che controllare gli istinti fosse la cosa giusta da fare. 

Tuttavia, con il tempo, ho capito che l’istinto difficilmente sbaglia, soprattutto quando si tratta di scegliere con chi lavorare e collaborare. Al di là delle competenze tecniche ci sono altri aspetti ugualmente importanti da considerare.  

10. Devo tirare fuori risorse diverse a seconda della situazione 

Come accennato in precedenza, realizzare 40 podcast mi ha permesso di misurarmi con altrettante situazioni diverse. Situazioni che spesso sfuggono al proprio controllo. 

Non è possibile prevedere ogni imprevisto, ma è possibile fare affidamento alle proprie risorse e alla propria creatività per trarre il meglio indipendentemente dalla situazione o dall’imprevisto da affrontare. E’ importante quindi conoscere bene gli strumenti, ma anche le tecniche per raccontare una storia e gli elementi essenziali di un podcast

11. C’è un limite prima di mandare tutto a monte

A volte avere il desiderio di controllare tutto ed essere troppo perfezionisti può essere dannoso. Ed è per questo motivo che è fondamentale stabilire dei limiti oltre ai quali non bisogna andare. 

A stabilire i limiti spesso sono le persone stesse con le quali ci si relaziona. Non a tutti si possono chiedere le stesse cose. Esiste infatti un confine oltre il quale il cliente o il collaboratore non è disposto o non può andare. Per alcune persone il limite è basso, ad esempio è sufficiente chiedergli di rifare un determinato lavoro per inimicarsele.  

Ed è in questi casi che bisogna scegliere tra: puntare alla realizzazione di un lavoro così come l’ho immaginato, rischiando di entrare in conflitto con la persona, oppure fare in modo di tirare fuori il meglio dall’altra persona, prima che si venga a creare un’insanabile rottura dei rapporti. 

12. Non sono un’esecutrice. Mi si deve lasciare spazio

Non sono un’esecutrice. Prediligo produzioni in cui ho uno spazio di manovra tale da far emergere la creatività. 

In molti casi scelgo di non lavorare a progetti che mi vedono come mera esecutrice. In altri termini, per lavorare bene ho bisogno di collaborazioni che mi lascino lo spazio necessario per esprimermi al meglio. 

13. Non tutte le ciambelle escono col buco

Non tutte le ciambelle escono col buco è un proverbio che ben spiega quanto sia importante mettere da parte le manie di perfezionismo. Ci sono sempre delle volte in cui, nonostante l’impegno, le difficoltà semplicemente non possono essere superate. 

Ho imparato quindi ad accettare questa realtà, fermo restando che alla base ci deve essere la massima dedizione e la massima volontà di trarre il meglio data la situazione e le possibilità.

14. È un percorso. Non una partenza, non un arrivo 

Considero quanto già realizzato e quello che realizzerò come parte di un percorso. Guardando indietro e riascoltando i primi podcast pubblicati, noto la differenza in termini di qualità ed esperienza rispetto alle realizzazioni di oggi. 

Ciononostante, le puntate sono ancora online, a ricordarmi che è grazie a queste che oggi riesco a realizzare un lavoro qualitativamente molto superiore a quello di alcuni anni fa. 

15. Posso dire no

Chiude la lista delle cose che “ho capito dopo 40 serie podcast” l’aver realizzato di potermi prendere il lusso di “dire di no”.  

È una grande fortuna che non tutti hanno e che io stessa non ho avuto (e che non mi sono concessa) per molto tempo. 

In passato difficilmente declinavo proposte di lavoro poco convincenti. Oggi tendo invece a considerare i soli progetti per i quali so che posso dare valore aggiunto, che possano permettermi di crescere e di diffondere un messaggio coerente con i miei valori e la mia morale. 

Quanto detto mi ha portato a rendermi conto che si guadagna molto più nel dire di no, rispetto ad accettare un lavoro, un progetto o una collaborazione di cui sono poco o per nulla convinta perché, in qualche modo, l’istinto ha sempre ragione! 

15 Cose che ho capito dopo 40 serie Podcast: Le conclusioni 

Ho riassunto con piacere queste 15 riflessioni e considerazioni e vi invito scrivermi le vostre. Sono curiosa di sapere quello che anche i miei colleghi e gli ascoltatori hanno capito realizzando, producendo, o anche solo ascoltando i podcast.  

Per saperne di più su questo e altri argomenti puoi dare un’occhiata alla pagina chi sono e come aiuto brand e agenzie a raccontare la propria storia attraverso parole, musica e suoni. 

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